Martinetti e il ritorno alla caverna

“Poco per volta, il centro di gravità della sua vita si sposta dal mondo delle volontà materiali ed egoistiche in questo mondo ideale: la vita si spiega, prende un'altra forma, si abitua a servire agli interessi superiori. Ed in questo mondo di valori spirituali, uno si impone a tutti gli altri come loro fondamento e loro principio: questo è il valore morale, il valore della coscienza pura e diritta”

Si può paragonare la figura di Martinetti a quella dello schiavo liberato, protagonista del mito della caverna di Platone. Martinetti, in quanto docente, si attribuisce il  compito di “liberare i suoi compagni” dall’ignoranza e dall’asservimento dell’intelletto all’altrui volontà; per questo sosteneva che “la sola direzione ed anche il solo conforto che l’uomo può avere nella propria vita, è la propria coscienza”. Egli però, così come accade nel mito, viene “ucciso” dalla censura del pensiero attuata dal Fascismo che, con l’imposizione del giuramento ai professori universitari del 1931, impedisce il libero esercizio  della professione. Martinetti fu uno dei dodici professori che rifiutarono di giurare, motivando tale decisione con le celeberrime parole:  “Ho sempre diretto la mia attività filosofica secondo le esigenze della  mia coscienza, e non ho mai preso in considerazione, neppure per un momento, la possibilità di subordinare queste esigenze a direttive di qualsivoglia altro genere.”  

Tale presa di posizione lo portò inevitabilmente ad abbandonare l’attività di insegnamento.